Perché dopo 24 anni credo ancora nella politica delle persone?
Ci sono momenti in cui ci si ferma a riflettere sul percorso fatto. Accade anche a me, dopo 24 anni trascorsi come amministratore pubblico della nostra città: consigliere comunale, assessore, vice sindaco e infine sindaco. In questi anni ho imparato molte cose. Ho imparato che amministrare non significa avere sempre tutte le risposte. Significa ascoltare, decidere, assumersi responsabilità. Significa affrontare problemi complessi, fare scelte difficili, commettere qualche errore e cercare ogni giorno di fare meglio.
Ho imparato soprattutto che una città non è fatta soltanto di strade, edifici, parchi o servizi. Una città è fatta di persone. Di cittadini che si impegnano, di volontari che dedicano il proprio tempo agli altri, di insegnanti che educano, di commercianti che tengono vive le nostre vie, di associazioni che costruiscono legami, di giovani che immaginano il futuro e di anziani che custodiscono la memoria della nostra comunità.
In un tempo in cui spesso prevalgono la sfiducia, la rabbia e la convinzione che nulla possa cambiare, continuo invece a credere che la politica, quella vera, sia ancora uno strumento straordinario per migliorare la vita delle persone. Non la politica degli slogan o delle polemiche, ma quella fatta di presenza, ascolto e lavoro quotidiano.
In questi anni abbiamo realizzato molte cose insieme. Altre, invece, non siamo riusciti a portarle a termine. Penso al mercato coperto comunale, alla piena apertura della piscina, alla nuova caserma dei Carabinieri che avrebbe meritato un diverso impegno da parte dello Stato. Sono obiettivi che restano davanti a noi. Perché amministrare significa anche confrontarsi con limiti economici, burocratici e normativi che spesso i cittadini non vedono, ma che incidono profondamente sulle possibilità di realizzazione.
Eppure non sono le opere, da sole, a definire una comunità. Ciò che conta davvero è la capacità di restare uniti, di riconoscersi parte di un destino comune, di non lasciare indietro nessuno. È questo lo spirito che ho sempre cercato di mettere al centro del mio impegno pubblico.
Ho imparato soprattutto che una città non è fatta soltanto di strade, edifici, parchi o servizi. Una città è fatta di persone. Di cittadini che si impegnano, di volontari che dedicano il proprio tempo agli altri, di insegnanti che educano, di commercianti che tengono vive le nostre vie, di associazioni che costruiscono legami, di giovani che immaginano il futuro e di anziani che custodiscono la memoria della nostra comunità.
In un tempo in cui spesso prevalgono la sfiducia, la rabbia e la convinzione che nulla possa cambiare, continuo invece a credere che la politica, quella vera, sia ancora uno strumento straordinario per migliorare la vita delle persone. Non la politica degli slogan o delle polemiche, ma quella fatta di presenza, ascolto e lavoro quotidiano.
In questi anni abbiamo realizzato molte cose insieme. Altre, invece, non siamo riusciti a portarle a termine. Penso al mercato coperto comunale, alla piena apertura della piscina, alla nuova caserma dei Carabinieri che avrebbe meritato un diverso impegno da parte dello Stato. Sono obiettivi che restano davanti a noi. Perché amministrare significa anche confrontarsi con limiti economici, burocratici e normativi che spesso i cittadini non vedono, ma che incidono profondamente sulle possibilità di realizzazione.
Eppure non sono le opere, da sole, a definire una comunità. Ciò che conta davvero è la capacità di restare uniti, di riconoscersi parte di un destino comune, di non lasciare indietro nessuno. È questo lo spirito che ho sempre cercato di mettere al centro del mio impegno pubblico.
Quando incontro i cittadini per strada, quando partecipo a una festa di quartiere, a un’iniziativa culturale, a una manifestazione sportiva o a un momento di solidarietà, ritrovo le ragioni profonde che mi hanno spinto a impegnarmi tanti anni fa. La convinzione che una comunità cresce quando ciascuno fa la propria parte e quando le istituzioni sanno essere vicine alle persone.
Dopo 24 anni, quindi, continuo a credere nella politica delle persone. Quella che guarda negli occhi i cittadini, che non si nasconde dietro un computer o un comunicato, che accetta il confronto e anche la critica. Quella che sa che dietro ogni scelta amministrativa ci sono famiglie, lavoratori, giovani, anziani, storie e aspettative.
Gli incarichi passano, le persone cambiano, ma resta sempre la responsabilità di prendersi cura della propria comunità.
Ed è per questo che, ancora oggi, considero un privilegio poter servire Buccinasco. Non perché sia sempre facile. Ma perché vale ancora la pena impegnarsi per la propria città e per le persone che la rendono ogni giorno una comunità viva, solidale e accogliente.
Rino Pruiti
Gli incarichi passano, le persone cambiano, ma resta sempre la responsabilità di prendersi cura della propria comunità.
Ed è per questo che, ancora oggi, considero un privilegio poter servire Buccinasco. Non perché sia sempre facile. Ma perché vale ancora la pena impegnarsi per la propria città e per le persone che la rendono ogni giorno una comunità viva, solidale e accogliente.
Rino Pruiti
