Il nucleare italiano un affare per pochi

Roberto Rossi Giornalista, segue da anni il piano del governo di rilancio atomico. In “Bidone Nucleare” (Bur) spiega a cosa andiamo incontro. Sull’onda emotiva del terremoto in Giappone, il governo ha sospeso il piano nucleare per un anno. Le nuove centrali verranno fermate?

Affatto. Il governo non ha fatto atti formali per bloccare il nucleare. Il decreto per la determinazione dei siti dove costruirle è all’ordine del giorno, la moratoria è solo fumo negli occhi. Non c’è nessuno stop: noi dovremo tornare al nucleare.

Solo nelle regioni che diranno “si”…
Anche questo è un falso. Il governo può fare le centrali dove vuole.

Ma la Costituzione dà alle Regioni poteri in materia di energia!
Per due volte le Regioni si sono rivolte alla Corte Costituzionale, e per due volte la Consulta ha dato loro torto. In parole povere: dato che le centrali servono a produrre energia elettrica, un servizio fondamentale per i cittadini, lo Stato può sostituirsi alle Regioni. Non solo è legittimo, ma addirittura necessario.

Cosa prevede il piano governativo?
Otto centrali, da sviluppare nei prossimi quindici/venti anni: quattro affidate all’Enel, le rimanenti ad altre società, tra cui Edison.

Si tratterebbe di Epr (European Pressurized Reactor), centrali di terza generazione?

Sì. Enel ha firmato due anni fa una joint-venture con la francese Edf (primo produttore mondiale di elettricità, ndr) per lo sviluppo di quattro centrali nucleari, tutte Epr. Funziona sia con combustibile convenzionale (uranio arricchito) che con Mox (ossidi misti di uranio e plutonio).

Ce ne sono altre nel mondo?
Due, entrambe in Europa, entrambe in costruzione: a Flamanville, nella Bassa Normandia, e a Olkiluoto, in Finlandia.

Quanto è sicuro un reattore Epr?

Una centrale nucleare, insegna il Giappone, non è mai sicura.

Rispetto alle centrali di seconda generazione, l’Epr ha più alti standard di sicurezza. E quanto costa?

Quando la Finlandia approvò il progetto, la società costruttrice, la francese Areva, presentò un conto di 3,2 miliardi. Lievitato a 4,5/5 miliardi e destinato a salire ancora.

Il referendum del 1987 bocciò questa scelta. Perché si è deciso di tornare al nucleare?
Perché il grosso affare del prossimo decennio per le grandi imprese in Italia è l’atomo. E se poi la centrale non si fa più, il costo cadrà comunque sulle spalle dei cittadini.

Come è possibile?
Grazie all’articolo 17 inserito nel decreto legislativo n. 31 del 15/2/2010: una specie di clausola “soddisfatti o rimborsati”. Vi si dice che lo Stato e la collettività si assumono il rischio di pagare penali per ritardi dovuti a “motivi indipendenti”. Insomma, quello che conta è avviare la macchina, anche se non produrrà risultati concreti.

L’atomo darà all’Italia una maggiore sicurezza energetica?

È uno degli argomenti usati di solito dai nuclearisti: compriamo petrolio dal Medio Oriente, da Russia e Algeria il gas. Ma anche con otto centrali nucleari non produrremo più del 25% dell’energia richiesta. Senza considerare che l’uranio è allocato in aree geografiche piuttosto instabili. Uno dei Paesi più poveri dell’Africa, il Niger, è il quarto esportatore mondiale di uranio.

Beh, magari non sarà economico, però il nucleare è pulito. “Non inquina”, si dice.

A regime, il nucleare emette perlopiù vapore acqueo. Ma nell’atmosfera vengono rilasciati anche, in ordine di grandezza, trizio, biossido di carbonio e altri gas. Il trizio è radioattivo: viene assorbito sia per ingestione (contaminazione della catena alimentare) sia per inalazione. Potrebbe essere il maggior responsabile delle malattie che più frequentemente colpiscono chi abita vicino alle centrali: leucemie e tumori alla tiroide.

C’è poi il nodo delle scorie…

Certo. La centrale nucleare brucia uranio e produce scorie che devono poi essere trattate e stoccate. Scorie che non “decadono” se non a distanza di centinaia o migliaia di anni, e per le quali non esiste al mondo un deposito che metta al riparo da rischi sanitari e ambientali. L’Italia non ha neanche una soluzione provvisoria per quelle delle vecchie centrali oggi chiuse.

I vantaggi del nucleare si vedranno almeno in bolletta?

Il costo della bolletta dipende dal costo di costruzione e di smantellamento di una centrale, che vive ben più a lungo del suo effettivo funzionamento. Nelle bollette attuali c’è ancora voce che copre lo smantellamento in corso di quelle spente 25 anni fa. Per quelle nuove non sarà diverso.
Laura Zangarini
City Magazine

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