Buccinasco: Aspettando Godot
Buccinasco anno 2009, descriverla e’ difficile. Ventisettemila (27.000) anime al confine con Corsico e Milano. Bei parchi, laghetti e splendide case. Un territorio ampio, naturalisticamente importante, tagliato in due dalla tangenziale ovest, ferito ed offeso dal brutale inquinamento prodotto dalle industrie distribuite a macchia di leopardo e da una mancata programmazione urbanistica.
Molti palazzi moderni, alcuni di buona concezione, spesso costruiti pericolosamente a ridosso delle fabbriche. Rimaniamo perplessi, ci chiediamo chi ha dato l’autorizzazione ad edificare in questo modo. E soprattutto, che criterio e’ stato seguito? L’improbabile confronto con un paesino tedesco, svizzero, francese o austriaco e’ impietoso e mortificante.
Sembra tutta una periferia, non esiste un nucleo centrale. Lontanamente assimilabile a questo concetto e’ la zona della chiesetta di San Biagio. Un paio di bar, una panetteria e poco altro. Certo non abbastanza per vedere qualche signora interessata agli articoli esposti dietro una bella vetrina o un gruppo di ragazzi intenti a contendersi l’ultimo paio di scarpe in saldo di grande marca.
Piu’ in la’, raccolti sotto i portici attorno ad una corte ospitata da un edificio moderno, la presenza di tante agenzie immobiliari rivela che il loro mercato e’ tuttora fiorente. Tutta questa e’ l’offerta commerciale di Buccinasco.
Davanti, ad appena 20 metri di distanza, si erge un mostro gigantesco di cemento col tetto di acciaio alto due piani ed esteso quasi come due campi di calcio messi insieme, circa 10.000 mq.
Il monotono muro perimetrale attorno alla sua bestiale facciata e i vetri rotti alle finestre laterali, farebbero pensare a una costruzione semi-abbandonata dell’est Europa se non si sapesse di essere in Italia. Di giorno rimane assopito nella sua minacciosa postura dominante.
La sera, risvegliato da una fame pantagruelica si anima, accende i fari abbacinanti e comincia ad emettere il suo tipico rombo; senza soluzione di continuita’ al frastuono, divora lo spazio vitale degli abitanti, liberando dai suoi numerosi sfiati laterali quantita’ incommensurabili di gas combusti e maleodoranti.
Chi gli ha dato il permesso di fagocitare la tranquilla esistenza della popolazione e tanto terreno comunale? Concedendo l’autorizzazione all’improbabile impianto, quanto hanno dimostrato i sedicenti amministratori di rispettare il proprio mandato, di amare la loro citta’ e di servire i propri concittadini?
Ci allontaniamo dalla zona alla ricerca di qualche altro negozio, ma la solfa non cambia: ottimi edifici e belli spazi verdi deturpati qua’ e la’ dalla vicinanza di vecchie industrie, fatiscenti e poco rassicuranti. Qualcuno, senza pudore, accatasta e stocca montagne di materiale infiammabile a dispetto della salute pubblica e del decoro urbano. Gli e’ permesso e concesso. Kyoto e l’Europa qui’ sono molto lontani.
Alcune strutture sono addirittura abbandonate, non si capisce cosa si aspetta a recuperarne il sito per destinarlo ad altro uso, per una riqualificazione in linea con lo sviluppo civico. Si preferisce edificare su nuovi terreni, fertili e utili all’agricoltura, al paesaggio, alle falde acquifere, alla collettivita’. I recenti tentativi di aggressione cementizia al territorio del parco sud ne rappresentano la manifestazione di volonta’.
Ma cosa si intende per piano o sviluppo urbano da queste parti? La popolazione e’ in aumento, dove andranno a costruire quando non ci sara’ piu’ disponibilita’ di terreni?
Proseguendo nella nostra breve indagine cognitiva, ci siamo chiesti, allora, dove vanno i buccinaschesi a fare shopping. Si dice che il reddito medio di Buccinasco sia superiore alla media lombarda. Sarebbe un’ottima informazione per un’amministrazione attenta e per un’imprenditoria all’altezza che voglia sfruttare una buona occasione di business.
Ma i pochissimi esercizi commerciali esistenti sul territorio dimostrano che l’indolenza della classe dirigente nei confronti dello sviluppo del terziario e’ stata grande in passato.
Il giovane buccinaschese desideroso di un paio di jeans alla moda deve fare almeno 5 chilometri per procurarseli: a Buccinasco non lo trova.
E allora rivolge la sua attenzione alle numerose offerte proposte dal capoluogo. Buccinasco ha fortemente voluto e desiderato questa dipendenza manifestando agnosticismo verso la terziarizzazione. Ha rifiutato di vivere di vita propria e ha rinunciato al peccato originale di consentire qualche negozio alla moda, una pizzeria o un fast-food in centro per i ragazzi, un cinema; la via dello struscio, insomma.
Sviluppare l’identità del centro attraverso progetti mirati a valorizzare le qualità storico/urbane e’ una delega degli amministratori comunali. Ma sono necessarie sensibilita’ e consapevolezza.
La convinzione di amministrare una res pubblica nel contesto di un bene generale, crea il concetto tradizionale di citta'. Con l'acquisizione di interessi comuni se ne concepisce un modello in grado di esaltare un certo tipo di aggregazione sociale.
I comuni vicini l’hanno capito e si stanno attrezzando, Buccinasco forse ci sta pensando; ma non ha ancora realizzato nulla di concreto.
Si continuera’ a fare riferimento alle altre cittadine e a Milano per qualunque attivita’ ludica / ricreativa, e poi, finita la serata, si tornera’ a dormire a Buccinasco in una bella casa vicina a vecchi e logori capannoni degli anni settanta.
Per quanto ancora?
Dino
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